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[28-01-2010]
Lettera aperta

LETTERA APERTA

Sull’edizione di Libero di ieri, appare un articolo a firma di Giorgio Carbone, dal titolo ‘Vietato scrivere che il nostro cinema è un ‘mantenuto’”.

Crediamo davvero opportuno rettificare l’informazione scorretta che viene fornita e fare qualche breve considerazione nel merito della relazione tra le sovvenzioni pubbliche all’industria cinematografica e la categoria che rappresentiamo, vale a dire il variegato mondo degli autori e produttori indipendenti di documentario e opere non fiction.

Nel merito di quanto citato dal giornalista, è giusto far notare che il sostegno concessoci dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali per l’organizzazione di una delegazione di operatori al Festival Hot Docs di Toronto, ammontava a euro 8.000 (equivalente a circa il 20% del budget complessivo). Inoltre la delegazione è stata composta da 27 società provenienti da tutto il Paese (Torino, Venezia, Bologna, Roma, Palermo, etc). L’associazione nazionale documentaristi italiani Doc/It, pur avendo scelto una sede non romana, non è in nessun modo una associazione locale, ma il rappresentante nazionale della categoria. Questo solo per amore di verità.

Mi permetto inoltre di fare rilevare quanto poco il settore da noi rappresentato possa ricondursi a quei settori ‘assistiti’ che vengono citati nell’articolo.

Il documentario italiano di produzione indipendente, bistrattato dalle televisioni generaliste italiane e negli ultimi mesi anche dalle televisioni satellitari, continua a vivere grazie alla stretta relazione con il mercato estero. La più parte del cinema documentario indipendente del nostro Paese viene prodotto da network televisivi stranieri, viene premiato nei principali festival internazionali e visto dai cittadini comunitari molto più di quanto non succeda in Italia. Per restare su un esempio relativo a quanto citato da Giorgio Carbone, uno dei film italiani presentati con la delegazione dello scorso anno, Hair India, era una coproduzione italo-tedesco-finlandese-olandese, così come sono co-produzioni internazionali l’80% dei progetti di co-produzione presentati dalla delegazione italiana all’importante Forum che si tiene durante il festival torontino.

 

Siamo convinti che gli 8.000 euro spesi dal Ministero siano un investimento più che proporzionato, per un settore in continua evoluzione sia dal punto di vista commerciale, sia da quello più strettamente culturale della sperimentazione di linguaggi, dell’accesso di nuovi operatori, del coraggio degli autori e produttori, della capacità di approfondimento e non ultimo della libertà dell’informazione.

Crediamo alla luce di quanto sopra esposto che inserire la categoria che rappresentiamo tra i ‘mantenuti’ dallo Stato sia non solo scorretto, ma dettato da una posizione poco fondata e con una preoccupante deriva ideologica, una percezione delle cose fondata non tanto sulla ricerca di dati precisi, quanto sulla volontà di bocciare un intero mondo, quello della produzione culturale indipendente di cui l’industria cinetelevisiva è uno degli asset strategici, screditandone tutti gli operatori e gli enti rappresentativi. Una operazione questa pericolosamente miope che non possiamo in nessun modo condividere.

 
Valentina Brero
Segretario Generale DOC/IT



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