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[18-05-2006]
Lettera Aperta a Gentiloni
Bologna, 18 maggio 2006

LETTERA APERTA AL MINISTRO DELLE COMUNICAZIONI, ON.LE PAOLO GENTILONI

Benvenuto e buon lavoro, Ministro Gentiloni !!
Lei ha davanti a sé, tra gli altri, un compito esaltante: far ritornare la Rai un vero Servizio pubblico radiotelevisivo.
Quest’affermazione non è un generico augurio ed auspicio per la sua azione futura; non è neanche l’annuncio di un sovvertimento delle regole e delle competenze del Parlamento né la richiesta di un’ingerenza nel governo dell’azienda, che compete al CdA Rai.
Questa è la fotografia di una situazione contingente, che Lei ha ereditato ma con cui si dovrà confrontare praticamente da subito: il rinnovo del Contratto di Servizio tra il suo Ministero e la Rai, scaduto nel 2005.
Il Parlamento si occuperà presto (si spera) di riformare la legge Gasparri; ma nel frattempo, da domani al 31 dicembre 2008, le funzioni e le linee operative del Servizio pubblico radiotelevisivo saranno già state sancite e orientate dal nuovo Contratto di Servizio, che Lei avrà l’obbligo di firmare nei prossimi giorni.
Con buona pace del Dr. Giancarlo Leone, AD di Rai Cinema, che dichiarò in una recente intervista -con l’ improvvido titolo “il Contratto di Servizio italiano è il migliore del mondo” (ma forse la colpa era del titolista…)- che “il CdS 2006 - 2008 non ha bisogno di modifiche”, gli operatori delle categorie dell’audiovisivo sono convinti, signor Ministro, che esso non è affatto il migliore del mondo e che ha bisogno di importanti modifiche.
La Legge Gasparri, ora vigente, ha portato nel sistema audiovisivo nazionale molte nefandezze, ma anche alcune chiarezze, che sono –fino a quando non sono cambiate- dettato legislativo: tra queste, che “in termini di diffusione e di sostegno alla produzione di opere europee incluse quelle dei produttori indipendenti, la destinazione di una quota fissata al 15 per cento dei ricavi complessivi annui (della Rai ndr) trova applicazione a partire dal Contratto di Servizio 2006 – 2008”.
Sembra dunque giusto, e rispondente a quell’affermazione convinta nel messaggio del Presidente del Consiglio che “l’Italia ha bisogno di una forte scossa” in tutte le direzioni, che tutto un sistema audiovisivo ormai spinto al parossismo, all’autoreferenzialità e impunità (e la degenerazione del calcio, di cui la politica televisiva è stata pronuba e complice, ne è la prova) sia sottoposto ad un serio processo di revisione, a partire dall’applicazione chiara e condivisa degli strumenti legislativi in atto.
Gli operatori del “paesaggio audiovisivo italiano” chiedono dunque, signor Ministro, che in questi prossimi giorni Lei convochi le categorie interessate, perché del fin qui misterioso testo del Contratto di servizio si discuta tra tutti i soggetti con serenità, con concretezza, con spirito di lealtà e con la massima sollecitudine, e non più, mai più, in un clima di totale ed ingiustificata segretezza.
Con i migliori saluti, con viva cordialità

Alessandro Signetto
Presidente Doc/it Associazione Documentaristi Italiani



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