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[05-03-2007]
AFFARI & FINANZA - 5 marzo 2007

IL PRIMO PASSO VERSO LA CREAZIONE DI "RAIDOC"

Inserita nel nuovo contratto di servizio una clausola che aumenta gli stanziamenti per la produzione di documentari: un settore che la tv pubblica non ‘copre’ malgrado il valore educativo e anche economico di questi particolari filmati

DI FRANCO MONTINI

Ciò che la Rai investe annualmente nel documentario, fra autoproduzioni, cooproduzioni ed acquisti, ammonta a poco più di 10 milioni di euro, circa lo 0,5% degli introiti complessivi dell'azienda. Una cifra pari a tre puntate di uno show di prima serata o a poco più di un'unica produzione di reality. Davvero assurdo per un'emittente pubblica, ma qualcosa dovrebbe cambiare: la Commissione di vigilanza ha votato all'unanimità l'emendamento presentato dall'associazione Doc/it alla bozza del contratto di servizio 20072009 tra la Rai e il ministero delle Comunicazioni che prevede un investimento nel documentario pari al 5% della quota complessiva destinata alla produzione di opere audiovisive europee.
Il voto della Commissione non è vincolante, ma l'unanimità espressa e il pieno appoggio alla proposta del ministro Gentiloni, fa prevedere che il consiglio d'amministrazione farà proprio l'emendamento presentato. ?Gli investimenti della Rai nel documentario sono destinati a raddoppiare.
«Ci auguriamo commenta Alessandro Signetto, presidente di Doc/it (Associazione Documentaristi Italiani) che la maggior parte delle risorse siano indirizzate alla produzione e non all'acquisto di prodotti stranieri e che vengano ripartite fra documentari ad alto budget, destinati alla prima serata, e prodotti innovativi ed originali per linguaggio e contenuti da programmare in terza serata o in nuovi spazi da inventare nei palinsesti delle reti».
Nelle linee guida del nuovo contratto di servizio viene richiesto alla Rai di differenziarsi dalla tv privata e di riappropriarsi del ruolo di volano e di spinta propulsiva finalizzata al rinnovamento dell'intero mercato audiovisivo.
«Per le sue caratteristiche dice Signetto il documentario è un genere che si presta perfettamente a svolgere le funzioni richieste di approfondimento, promozione culturale, valorizzazione delle culture locali, educando, informando, intrattenendo».? Secondo Doc/it la Rai non può limitarsi a moltiplicare le risorse destinate al settore: «Tutte le emittenti pubbliche possiedono una struttura ad hoc che si occupa di documentario. In Rai non esiste e, come sono state istituite RaiCinema e Raifiction, auspichiamo che venga rapidamente creata una Raidoc».
I rapporti con i documentaristi sono tenuti dai responsabili di rete in un'ottica di palinsesto, il che significa che nessuna rete si impegna nelle produzioni di documentari che richiedono tempi di realizzazione lunghi.
«Bisogna passare ad un'ottica di prodotto, con la creazione di una struttura che raccolga i documentari e li proponga alle reti, suggerendo la nascita di nuovi programmi». La creazione di una Raidoc permetterebbe alla nostra tv pubblica di partecipare ai grandi appuntamenti internazionali, dove si comprano e di vendono documentari, si partecipa a progetti e coproduzioni. Paradossalmente ci sono documentari realizzati da registi italiani come Mitumba di Raffaele Brunetti, storia di una maglietta che fa il giro del mondo, passato di recente in prima serata sulla principale rete tedesca, che sono coprodotti da molti emittenti europee, ma non dalla Rai, e che vengono trasmessi con successo negli altri paesi ma in Italia sono inediti.



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